L’elettroagopuntura

L’elettroagopuntura venne introdotta in Cina intorno agli anni ’50. I medici cinesi se ne attribuiscono la paternità anche se fonti alternative suggeriscono che essi si siano rifatti agli studi del medico e ricercatore giapponese Nakatani, padre della tecnica di agopuntura Ryodoraku.

L’elettroagopuntura, l’utilizzo di aghi collegati ad un generatore di correnti elettriche, nacque per comodità. In quel periodo si stava sperimentando l’utilizzo della agopuntura durante gli interventi chirurgici come mezzo di ipoalgesia. Ci si rese ben presto conto che la presenza al tavolo operatorio di un operatore che continuamente manipolasse gli aghi poteva essere di impaccio al chirurgo oltre che faticosa per l’agopuntore stesso. Si decise di sostituite l’uomo con un apparecchio elettrico. La continua manipolazione dell’ago da parte delle dita dell’agopuntore era sostituita dall’erogazione di stimoli elettrici.

Ben presto divenne evidente che quello che poteva ridurre il dolore di un intervento chirurgico altrettanto poteva fare nel caso di problematiche dolorose non chirurgiche delle stesse zone del corpo.
L’elettroagopuntura venne pertanto introdotta per la cura di nevralgie, cefalea, lombalgia e sciatalgia, artrosi del ginocchio e dell’anca etc.

Attualmente l’agopuntore di formazione occidentale utilizza l’elettroagopuntura , in seconda istanza, in quei pazienti in cui non abbia ottenuto un risultato adeguato utilizzando le tecniche della agopuntura tradizionale.